Non è perdere. È condividere.

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Innamorarsi è un po’ perdere la libertà. Abbiamo qualcuno di cui prenderci cura, ora, qualcuno che dobbiamo consultare prima di prendere una decisione, qualcuno che si aspetta qualcosa da noi. Non possiamo più fare quello che ci pare ogni volta che ne abbiamo voglia. Non possiamo perché non siamo da soli. Non siamo più soli.

Ma non è forse questo il punto?
Tornare tardi dal lavoro e avere qualcuno che mezzo addormentato ci aspetta sul divano.
Risolvere dei dubbi perché al nostro fianco c’è qualcuno che ne sa um po’ più di noi su alcuni argomenti, e ci dà una mano.
Sentire,  la notte, un braccio che ci afferra un fianco e che ci avvolge, facendo sì che il freddo che non ci lascia dormire si dissolva.

Nella vita di coppia perdiamo un pezzetto della nostra individualità,  ma non è davvero perso: si è unito a un pezzo dell’altra persona per creare qualcosa di nuovo.
Non è perdere, è guadagnare.
Non è perdere, è condividere.

A volte è normale che ci manchi la nostra vita di prima. Era più facile. Ciò che due persone sono in grado di costruire insieme, però, ciò che possono imparare l’u a dall’altra,  la felicità che ci dà il vedere l’altro felice, tutto questo fa sì che ogni sforzo, ogni aggiustamento, valga la pena.

Nonostante prima fosse più facile, la verità è che non vorremmo davvero tornare a quella vita, bensì proseguire con questa e vedere fin dove ci porta.

Enamorarse es perder un poco de libertad. Ahora tenemos a alguien que tenemos que cuidar, alguien que tenemos que consultar antes de tomar una decisión,  alguien que se espera algo de nosotros.
Ya no podemos hacer todo lo que nos da la gana simplemente cuando nos apetece.  No podemos porque no estamos solos. Ya no somos solos.

Pero no es esta la cuestión?
Volver a casa tarde del trabajo y que haya alguien medio dormido que nos espera en el sofá. 
Resolver dudas gracias a quien está a nuestro lado porque entiende más de algunos temas y nos hecha una mano.
Sentir por la noche un brazo que nos coge y nos arrima, haciendo que el frio que no noa deja dormir desaparezca.

En la vida de pareja perdemos.algo de nuestra individualidad,  pero no es perdido de verdad: se ha unido a un trozo de la otra persona creando algo nuevo.
No es perder, es ganar.
No es perder, es compartir.

Echar de menos nuestra vida de antes, a veces es normal. Era más fácil.  Pero lo que dos personas pueden construir juntas, lo que pueden aprender una de la otra, la felicidad que nos da ver al otro feliz, todo hace que los esfuerzos y los ajustes merezcan la pena.

Y aunque antes fuese más fácil,  no queremos realmente volver a esa vida, sino queremos seguir adelante con esta y ver hasta donde nos lleva.

25 anni: tra bilanci e progetti

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Scrivere il post di compleanno sta diventando sempre più una rogna. L’anno scorso ho parlato di come a 24 anni si smette di crescere e si comincia a invecchiare. Ciò significa che ora sono un anno più vecchia, non uno più grande.
I 25 anni sono fighi, ma non se ne devi scrivere. Un quarto di secolo. Bleah. Banalissimo. L’unica cosa a cui riesco a pensare quando ho a che fare con cifre “tonde” sono i bilanci. È inevitabile scorrere indietro e pensare a come sono stati questi anni. Sono stati belli? Sono stati brutti? Come sempre, uno e l’altro.
Ho avuto tantissimi momenti tristi e altrettanti felici.  Depressioni temporanee e bipolarismo allarmante, ma diamo la colpa agli ormoni e finiamola lì.
L’adolescenza e gli anni del liceo sono stati uno spasso. Poi ho scoperto che l’80% di quelli che chiamavo amici hanno smesso (senza tanti problemi) di esserlo. C’è anche però chi è rimasto e, come si dice, chi ti vuole bene non se ne va. Ce ne ho messo di tempo ma ringrazio di averli ancora con me, anche se in nazioni diverse.
C’è stato il trauma dei denti, una sofferenza durata tredici anni. Portavo l’apparecchio quando in classe eravamo ancora solo in 3 su 20 ad averlo.  Inutile dire quanto cattivi sappiano essere i bambini. Il tutto si è ripetuto dopo aver compiuto 19 anni, impreziosito da tre operazioni chirurgiche,  vergogna a mille e vita sociale pressoché azzerata. Penso siano stati i tre anni più difficili della mia vita. La mia autostima inesistente non ha aiutato molto. Nonostante tutto, visti i risultati, ne è valsa la pena e lo rifarei.
Gli anni del liceo,  bellissimi.  La vita era più facile, bastava studiare. Quando mi hanno bocciata in terza però non la pensavo così. Quell’anno vinse lo stress e il mio corpo reagì con un’orticaria che tutt’ora mi accompagna. Ma anche quello, lo rifarei.
Poi è arrivato A., il mio primo amore, che mi ha trattata come una pezza da piedi, e la sofferenza me la sono portata dietro per cinque anni. NICE JOB!!
Poi, l’università,  lasciata dopo sei mesi per motivi burocratici, ma che mi ha aperto gli occhi su quel mondo. Per questo non ci sono più tornata.  Tante lauree e nessun lavoro. E siamo tutti camerieri.
I primi due anni in Spagna sono stati traumatici e solitari. Una volta preso il diploma di parrucchiera pensavo che darebbe stato tutto più facile,  ma è arrivata la gelateria, che non è esattamente come speravamo.
Tutto questo mi ha portata qui e ora. Squattrinata ma con tanti progetti, circondata da persone che credono in me e che stanno al mio fianco senza doverlo chiedere.
Il bilancio di questi 25 anni è abbastanza positivo, non perché siano stati fantastici,  ma perché ogni cosa che mi è successa mi ha resa quello che sono oggi: una donna abbastanza forte da saper stare sola ma che ha trovato qualcuno non solo disposto a sopportarla, ma che la ama anche quando è debole.
Per i prossimi 25 ho tanti progetti, si possono riassumere in un cambio fisico e mentale, acquisizione di tranquillità e saggezza, realizzazione dei miei sogni. Perché posso.

Escribir el post de cumpleaños se hace cada vez mas dificil. El año pasado hablé de como a partir de los 24 dejamos de crecer y empezamos a envejecer.  Entonces ahora soy un año mas vieja, no más mayor.
Los 25 molan, pero no si tienes que hablar de ellos. Un cuarto de siglo. Buf. Que banal.
La unica cosa en la que puedo pensar cuando me cruzo con cifras redondas son los balances. Es inevitable ir hacia atrás y pensar en como han sido estos años.  Han sido bonitos? Han sido malos? Como siempre,  ambos.
He tenido muchisimos momentos tristes y felices tambien. Depresiones temporales,  bipolarismo peligroso, pero le hechamos la culpa a las hormonas y au.
La adolescencia y los años del instituto han sido una pasada.  Luego descubrí que el 80% de los que creía mis amigos dejaron de serlo. Pero también hay los que se quedaron, y se sabe que quien te quiere no se va. He tardado mucho, me les agradezco de seguir a mi lado aunque estemos en naciones distintas.
Luego el trauma de los dientes, un sufrimiento que duró durante 13 años.  Me pusieron brackets cuando todavía eramos tres de veibte en llevarlos. Todo a vuelto a empezar cuabdi cumplí los 19, seguido de tres operaciones, una vergüenza impresionante y una vida social inexistente. Creo que hayan sido los tres años peores de mi vida. Pero viendo los resultados, mereció la pena.
Los años del instituto fueron maravillosos. La vida era más simple, solo hacía falta estudiar. Cuando tuve que repetir tercero, pero, no lo pensaba igual. Ese año el estrés me ganó y mi cuerpo reaccionó con una dermatitis que sigue conmigo ahora. Pero todo eso también volvería a hacerlo.
Luego llegó A., mi primer amor, que me trató como un trapo sucio y el dolor me lo llevé durante cinco años.  NICE JOB!
Luego la uni, que abandoné después de seis meses por razones burocraticas, que pero me abrieron los ojos sobre ese mundo y por eso no volví.  Muchos títulos y ningún trabajo. Y al final somos todos camareros.
Los primeros dos años en España han sido traumaticos y solitarios.  Una vez conseguido el titulo de peluquera creía que todo iba a mejorar, entonces llegó la heladeria, que no es lo que queríamos.
Todo esto me trajo aquí y ahora. Sin dinero pero con muchos proyectos, rodeada de gente que cree en mi, que está a mi lado sin que se lo pida yo.
El balance de estos primeros 25 es entonces bueno, pero no porque hayan sido maravillosos, sino porque cada cosa me ha hecho como soy hoy: una mujer bastante fuerte para estar sola, que pero tuvo la suerte de encontrar a alguien que aguanta mis rarezas y que me ama también cuando soy debil.
Mis proyectos para los siguientes 25 los puedo resumir en: mejoear cuerpo y sobretodo mente, adquirir ttamquilidad y sabiduría y realizar mis sueños.  Porque yo puedo.

Fangirling: you’re doing it wrong #1 Un’introduzione

fangirling

Negli ultimi giorni mi sono dedicata a letture veramente interessanti (da leggersi sarcasticamente). La pagina facebook L’evidednte disagio delle directioners e altri fandom ci mette a disposizione stralci di fanfiction delle disagiate moderne che vanno sotto l’hashtag #immaginapervy, pubblicate quasi esclusivamente su facebook.

Mi deprime solo l’argomento. IMMAGINA PERVY, che sintatticamente non ha alcun senso. Già pervy, un bel linguaggio di bimbaminchiamento nel titolo.

La grammatica, la sintassi, la coerenza sia nei fatti che nei tempi, tutte loro si sono suicidate, sentendosi inutili e bistrattate come prostitute da poco. Loro, che rendono nobile la nostra bellissima lingua, usate a casaccio e nei modi più impensabili (la maggior parte delle volte non vengono usate affatto). Punteggiatura inesistente e figuriamoci la divisione in paragrafi.

Sto ancora parlando della forma, non dei contenuti e ho già lo schifo in corpo. Le scrittrici in questione si aggirano attorno a un’età di forse 11-15 anni, ce ne saranno anche di più grandi, ma più o meno sono tutte allo stesso livello. Tutte. A undici anni sei alle medie, posso capire che i concetti più complessi della grammatica italiana non ti siano conosciuti, ma formare una frase SOGGETTO-PREDICATO-COMPLEMENTO lo impari alle elementari. Non hai scuse.

Queste non hanno chiara nemmeno la differenza tra lo scritto e il parlato. Un testo scritto possiede l’affascinante particolarità di poter essere riletto, controllato e corretto, mentre il parlato è più un tuffo nel vuoto, se vogliamo. Dunque nel parlare sono ammissibili errori di coerenza temporale, un congiuntivo dimenticato qui e un’incertezza sul superlativo assoluto di celebre (sì, vabbè). Un testo scritto, però, ammette solamente errori di distrazione e di battitura, accettabili, sempre quando non siano la caratteristica prima del suddetto testo. C’è internet per controllare le coniugazioni e per verificare se eco è maschile o femminile.
Vuoi che sia la tua istruzione che fa acqua da tutte le parti, ma con internet, ripeto, non ci sono scuse che tengano.

Leggere queste fanfiction è disarmante, gente di 13-18 anni che scrive cose tipo “annoiata giunsi verso il bar” (moto da luogo o a luogo, chissenefrega proprio eh), che usa una narrazione in seconda persona con un passato prossimo a caso fastidiosissimo, “ti sei trasferita a New York..Louis era venuto a mangiare a casa vostra..Era a petto nudo e inizi a fissarlo”. Tra i miei caos mentali preferiti si aggiudica il primo posto il Non capisco chi parla, chi agisce e chi subisce: “Stava arrivando quando ti staccai avviandoti alle sue labbra” “Lui ti guarda negli occhi. Sussultai”. Insomma, ci sono due personaggi e non ne gestiscono bene nemmeno mezzo.

Io so benissimo quanto è difficile scrivere. Avere un blog  è un allenamento, io ho la critica facile e mi diverto. Scrivere storie è un altro paio di maniche. Non tutti sanno scrivere, e io che ritengo di avere un minimo di talento (e passione) mi sento incapace, non capisco con che coraggio pubblichino queste qui.

#siamotuttiscrittoristocazzo

Cosa vuoi fare da grande?

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“Quindi cosa vuoi fare della tua vita?”
“Non lo so”
“Beh, mi sembra tu abbia un’età per iniziare a decidere”
“Eh. Boh”
“Dai. Cosa vuoi fare?”
“Scrivere”
“E allora scrivi”
“Non è facile”
“Non lo è mai. Ma se scrivere ti rende felice,  allora, scrivi”

Un consiglio che ha un retrogusto di predica.
Cosa ci fa con me uno che vede la vita in modo così semplice? Con me, che trovo sempre il modo di complicarmi tutto. Io che ho un po’ il gene della drama queen, vivo con un ragazzo che vede questo mondo con gli occhi di un bimbo: tutto è esattamente come sembra.
Se sorrido è perché sono felice,  non sto nascondendo un torto per gentilezza o paura. Se mi arrabbio te lo dico, non lascio passare i mesi per rinfacciartelo più avanti, lo risolviamo ora. Se ho sonno, dormo. Se ho fame, mangio. Se vuoi scrivere,  scrivi.

Non avrebbe potuto esserr più diretto. Lui sa che non ho scuse. Sa che il mio sogno non è diventare campionessa di tennis e lo rimando perché il lavoro non me ne da il tempo. Hai due ore di treno tutti i giorni. Ti bastano un foglio e una penna.
Lo sa. Non ho scuse.
Ho paura, tanta.  Di fallire. Di scoprire che non ho talento. Di perdere tempo.  È più facile evitare il fallimento, ma nel mentre evito anche il successo.

Da fuori sembrs facile,  ma non lp è.  Niente lo è. Eppure devo provare. Trovare lo stimolo per non nascondermi  dietro a un foglio stropicciato, per farmi sentire, per gridare quelle idee che mi affollano la mente, per dare vita a un’immaginazione incatenata a un muro, denutrita, dimenticata.
Più usi la fantasia più ne avrai.

L’importanre L’importante è scrivere. Se ti rende felice,  fallo.

-Entonces que quieres hacer con tu vida?
-No se
-Pues me parece que tengas una edad en que tienes que empezar a decidir algo
-Eh.no se
-Anda, que quieres hacer?
-Escribir
-Pues escribe
-No es tan facil
-Nada lo es. Pero si escribir te hace feliz, escribe

Un consejo que sabe a sermón.
Que hace conmigo alguien que ve la vida de forma tan simple? Conmigo, yo que consigo complicarmelo todo son mucho esfuerzo.  Yo que tengo el gen de drama queen, vivo con un chico que ve todo con los ojos de un niño: todo es exactamente como parece.
Si sonrió es que estoy feliz. Si me enfado te lo digo y lo solucionamos ahora, no me guardo todo dentro para sacarlo después de seis meses. Si tengo sueño,  duermo. Si tengo hambre, como. Si quieres escribir,  escribe.

Non podría haber sido más directo. Él sabe que no tengo esxcusas. Sabe que mi sueño no es ser tenista profesional y que lo pospongo porque mi trabajo no me deja el tiempo. Tienes dos horas de tren todos los dias y solo necesitas papel y boli.
Él lo sabe.  No tengo excusas.

Lo que tengo pero es miedo.  De fallar. De descubrir que no tengo talento para eso. De perder el tiempo. Al final es más facil evitar el fracaso no intentandolo, pero así también evito el éxito.
Desde fuera es todo fácil,  pero no lo es. Nunca lo es. Pero tengo que intentarlo,  encontrar la forma de no esconderme detrás de una hoja arrugada,  de gritar esas ideas que habitan mi mente, de dar vida a una imaginación atada a un muro, desnutrida y olvidada.
Cuanto más utilizas tu fantasía más ideas tendrás.

Lo que importa es escribir. Si te hace feliz,  hazlo.

L’importante è provarci e non arrendersi

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Ci provi. È questo che conta, no?

Provi a credere negli altri, a fidarti, a convincerti che quando qualcosa non  va, verranno loro da te a dirtelo.  Dopotutto ti amano, perché te lo terrebbero nascosto?

Provi a non farti tentare per l’ennesima volta dalla paranoia, a non prendere la via facile, quella che è inutile affrontarlo,  è così e basta.
Provi a morderti la lingua. Stare zitti a volte ci evita problemi e discussioni. Eppure dentro senti tutti quei dubbi che vorresti urlare per farli bruciare fuori dai polmoni.
Provi a dare retta a quel lato di te che sa bene che tutte queste paure sono infondate, che non hai nulla da temere,  che lui ti ama, con ogni difetto che gli hai portato dentro casa. Eppure vince lui, il diavoletto sulla tua spalla che non fa altro che ripeterti che non sei abbastanza per lui.
Provi a essere te stessa, ogni giorno, ma ti sei eclissata tanto da non sapere più come sei. Provi ad essere perfetta, ma lui non ti vuole perfetta. Provi ad essere accomodante e lasci che decida tutto lui. Lui, che di rimando, sbuffa. Ma tu, troppo presa da questa nuvola di negatività che ti sei tessuta dentro, non ti accorgi che è dei tuoi stupidi tentativi di assecondarlo che è stufo, non di te. Perché ti ama e ti vuole come sei. Proprio come lo ami tu. Senza volerlo cambiare, perché era così quando te ne sei innamorata.

Allora, se hai capito come funziona, perché il tuo caso deve essere diverso? Perché pensi che un tuo piccolo errore lo faccia allontanare,  quando per quanto possa sbagliare lui, tu continui a stare, innamorata, al suo fianco?

Tu lo intentas. Es esto lo que cuenta, verdad?

Intentas creer en los demás,  confiar en ellos, convencerte que si algo va mal, serán ellos los que vendrán a ti para decirtelo. Te quieren, porque tendrían que ocultartelo?
Intentas no dejarte tentar otra vez por la paranoia, no coger el camino más fácil,  ese que es inútil enfrentarme a él,  es así y ya está.
Intentas morderte la lengua. Callarse a veces  nos evita problemas y discusiones.  Sin embargo dentro de ti sientes todas las dudas que te gustaría gritar y quemarlas fuera de tus pulmones.
Intentas escuchar la parte de ti que sabe que esos miedos no tienen sentido, que no tienes que temer nada. Que el te quiere,  con todos los defectos que le has traído en casa. Y sin embargo gana el, el demonio en el hombro,  que sigue repitiendote que no eres lo bastante buena para el.
Intentas ser tu misma, cada día,  pero te has eclipsado tanto que ya no sabes como eres. Intentas ser perfecta y no te das cuenta que él no te quiere perfecta. ser servicial y dejas que él lo decida todo. Él,  que como respuesta, suspira. Pero tu estas demasiado concentrada en esa nube de negatividad que te has tejido dentro que no te das cuenta que no está harto de ti,  sino de tus continuos esfuerzos para segundarle. Porque el te ama y te quiere como eres. Exactamente como le quieres tu. Sin ganas de cambiarlo, porque así era cuando te enamoraste.

Entonces, si entiendes como funciona, porque tu caso tiene que ser diferente? Porque crees que un pequeño error tuyo le hará huir de ti, si por cuanto falle él,  tu sigues,  enamorada,  a su lado?

Mini News

01

 

Non scrivo sul blog tipo da novembre, ed è un’eternità. Sono arrivate mille mila novità da allora, e ho la testa talmente piena che non so nemmeno da dove cominciare, quindi credo che partirò dalla più recente, e la più bella.

Mi sono trasferita a Gandía. Vivo con J. e non potrei essere più felice di così. Lui e la sua famiglia sono sempre stati disponibili e mi hanno aiutata un sacco, ora mi hanno messo a disposizione una casa (meravigliosa), uno scooter, mi hanno accolta come una di famiglia. Davvero, non potrei chiedere di più.

La vita si è fatta più frenetica, corse continue per non perdere il treno, ore e ore passate semplicemente in viaggio tra casa e lavoro, insomma, sono diventata una pendolare doc. È passata solamente una settimana ma già mi sembra di avere una vita nuova. Stanno cambiando alcune abitudini, ho un sacco di voglia di fare, e forse è dovuto al fatto in questa casa la luce entra in maniera diretta, non di riflesso dalle finestre di fronte come a Valencia.

Questo è il primo fine settimana che passo qui in modalità fissa, e ha coinciso con il mio primo giorno di riposo. Non abbiamo fatto grandi progetti perchè J. ha esami questa settimana e io ho ancora un sacco di cose da sistemare, scatoloni da svuotare e zainetti da cucire (e blog da aggiornare). Per ora non ho fatto foto alla casa perchè, appunto, non ho ancora tutto a posto e fotografare gli scatoloni non ha molto senso, anche se i reportage dei making of fanno impazzire alcune persone (me compresa).

Stiamo avendo un bel da fare con i gatti, visto che Elphaba è la nuova arrivata e, secondo il protocollo, c’è un procedimento da seguire affinchè diventino amici, quindi per ora non devono vedersi. Il problema però è che quando qualcuno di loro viene “isolato” in cucina o in bagno, è un miagolio continuo. Elphaba specialmente sta rompendo abbastanza le palle. Ma è piccolina, vuole solo compagnia, io le perdono tutto. Per fortuna il capobranco qui, sa come bisogna comportarsi e non gliele fa passare tutte lisce.

Appena finito di sistemare casa mi farò un calendario per il blog, perchè ho tante idee, ma non ho tempo per metterle in pratica essendo sempre in viaggio, e mancando la presenza di un portatile, non posso postare in treno (ad esempio).

Nonostante l’enorme stanchezza, qui sto benissimo, il paese è una meraviglia e mi ricorda tanto casa.

02

 

Ci sono così vicina

È da così tanto che non scrivo.
Sono distrutta e non proprio soddisfatta. È estenuante essere a un passo dalla vita che vorresti e,comunque,non raggiungerla.

Sono a pochi euro di distanza dal poter vivere sola e invece questo ultimo mese è stato così snervante,tutto annunci e rifiuti. Mal di testa che mi sarei ben risparmiata se solo il lavoro volasse un pelo più in alto.

Sono a un’ora di distanza dalla relazione perfetta. Il non potermi muovere è snervante.  Un’ora di macchina non è nulla,ma un’ors di treno diventano due, tra dislocamenti vari (e solo l’andata. Il bonus raddoppia con il ritorno).

Sono a pochi fogli dal vedere il mio progetto decollare, ma non ci sono i fondi per i materiali e, in ogni caso,manca il tempo per realizzare tutto. Sarà per questo che ultimamente ho premuto pause. Troppa paura di non farcela.

Per riuscire in una cosa devo accantonare l’altra, che ora, se riuscissimo a darle l’aspetto giusto, ha in serbo tante sorprese.

Quindi non so che fare con i pochi momenti liberi di cui dispongo, e così, nel dubbio, dormo, perché è una perdita di tempo, ma purtroppo, ne ho bisogno.